Pirateria: bloccato in Italia IsoHunt, le alternative legali? [Approfondimento]

Si chiama operazione "Camaleonte" - nome scelto presumibilmente per via del logo di Vuze - l'ultima retata contro IsoHunt uno dei provider di file sharing di maggior utilizzo al mondo. Procede a gonfie vele quindi la crcociata in difesa del copyright da parte delle procure contro la pirateria online. Attraverso il sito Osservatorio Censura emerge un dato allarmante: sono ad oggi 5903 i siti censurati in Italia.

Sempre in Italia però abbiamo avuto anche esempi positivi controtendenti a questi sequestri - che in moltissimi casi sono illeggittimi - come nel più recente caso di rapidgator. Ma uno dei casi che ha fatto più discutere è stata la sentenza dell'allora giudice Gennaro Francione che emise una sentenza "anticopyright" assolvedo quattro venditori ambulanti di materiale contraffatto. Il nostro paese dunque ha una molteplicità di soggetti in conflitto fra loro, ma dopo anni di lotte non si è ancora giunti ad una soluzione che plachi gli animi in costante fervento.

Ultimamente in molti vedono Spotify come miglior compromesso per la fruizione gratuita di musica protetta da copyright. Ma è certo che questo non placherà la sete del possesso di musica, dunque è necessario un cambio di rotta che si inverta culturalmente verso lidi che da sempre promuovono legalità diffondendo musica in copyleft e in free download. Portando acqua (di torrente) verso un mulino che da anni opera per il bene della comunità vi invito a scaricare da: Yo[U-Turn], un blog che da molti anni sta dalla parte delle minoranze artistiche, grazie ai quali possiamo disincentivare e contrastare la politica del manganello delle case discografiche e delle autorità competenti che dettano legge in ambito comunitario sul diritto d'autore.

Dicevamo, in Italia - come del resto anche in tantissimi altri paesi del mondo - i repentini accanimenti contro la pirateria non conoscono ancora una papabile soluzione legale, se non quella della censura che come nel recente caso di IsoHunt è stato privato l'accesso a migliaia di utenti al portale di ricerca dei file Torrent. Sembra più che mai in atto un brusco tentativo di fare piazza pulita dalle pluralità che internet ci ha offerto in tutti questi anni, in cui si è finalmente aperto un varco verso l'accesso dei contenuti a tutta una nuova fetta di pubblico che per molte ragioni erano precedentemente private. Da questo punto di vista è sciocco pensare che il download illegale rappresenti un danno per l'industria discografica, dal momento che molti di questi soggetti comunque non parteciperebbero attivamente all'acquisto di determinati beni culturali, anzi il File Sharing è un sacrosanto diritto per coloro che vogliono condividere la conoscenza con altri utenti della rete, anch'esso rappresenta un diritto violato, come nel caso del diritto d'autore sembra ancora oggi non esserci una soluzione di equilibrio e una maggior armonia tra i vari soggetti nel rispetto dei diritti altrui.

Arrivati a questo punto è importante comprendere che dev'esserci necessariamente un alternativa valida, quella portata avanti duramente in tutti questi anni dalla scena netlabelism è un esempio concreto. L'operato da parte delle Netlabels è la soluzione ottimale che ingloba al suo interno ideali di progresso dal punto di vista tecnologico, etico e giuridico. Rinnovo quindi il mio consiglio di aprirvi a queste nuove possibilità offerte gratuitamente ed accessibili su Yo[U-Turn], un portale che è stato anche oggetto di studio nella mia tesi di laurea dal titolo: Nuove forme di diffusione della musia: il free download, che potete consultare qui.


IsoHunt è solo la punta dell'iceberg dello stop ai siti pirata per violazione delle leggi sul diritto d'autore. Uno dei più famosi casi è di certo Pirate Bay, portale svedese nato dalla spinta del Piratbyrånorganizzazione anti-copyright che in seguito ha dato vita al Partito Pirata, un movimento politico divenuto in pochi anni vero e proprio punto di riferimento per questioni legate alla lotta contro i monopoli del copyright. I baluardi principali da salvaguardare sono i diritti sacrosanti alla copia privata, alla libera conoscenza e lo scambio libero di informazioni, sacrosanti come se fossero comandamenti religiosi, che per molti versi lo sono secondo la Chiesa Missionaria del Copimismo.


Per ulteriori riflessioni ed approfondimenti vi rimando al libro scritto da Rick Falkwinge (fondatore del Partito Pirata svedese) e Christian Engström, dal titolo: The Case For Copyright Reform, scaricabile gratuitamente da qui. Questo libro tratta del fenomeno della pirateria online, in un percorso pedagogico, partendo dal presupposto che scaricare musica non è reato e non provoca danni all'industria discografica, proponendo una sintesi del perché il monopolio del copyright deve essere riformato, e presenta una proposta fattibile e politicamente praticabile per farlo.

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